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I Dieci Comandamenti non sono numerati allo stesso modo: Scrittura, Tradizione ed Esodo 20

Perché i cristiani numerano e riassumono diversamente i Dieci Comandamenti, che cosa dice realmente Esodo 20 e come Scrittura e Tradizione influenzano le diverse letture cristiane.

Di Ugo Candido7 min di lettura

Molti cristiani crescono pensando che i «Dieci Comandamenti» siano un elenco fisso: dieci brevi enunciati, numerati da uno a dieci e sostanzialmente identici in tutto il cristianesimo.

Poi aprono Esodo 20:1–17 e leggono direttamente il testo.

Per alcuni l'esperienza è sorprendente. Il passo biblico non appare come l'elenco numerato imparato da bambini. Il divieto relativo alle immagini può sembrare molto più esplicito di quanto ricordassero; il comandamento del sabato parla precisamente del settimo giorno; e confrontando le diverse tradizioni si scopre che persino la numerazione non è universale.

Che cosa sono dunque i Dieci Comandamenti: le parole presenti nella Scrittura o la formulazione tradizionale attraverso cui molti cristiani li hanno imparati?

La distinzione fondamentale è questa: i comandamenti hanno la loro base nella Scrittura, ma il modo in cui i cristiani li dividono, numerano, riassumono, insegnano e interpretano è stato modellato da tradizioni differenti.

Partire dal testo: Esodo 20

Esodo 20:1–17 introduce le parole pronunciate da Dio. Seguono i divieti di avere altri dèi, fabbricare e adorare idoli, usare indegnamente il nome di Dio, insieme al comando del sabato, dell'onore dovuto ai genitori e ai divieti di uccidere, commettere adulterio, rubare, testimoniare il falso e desiderare ciò che appartiene al prossimo.

La Scrittura stessa parla di dieci parole o comandamenti: Esodo 34:28, Deuteronomio 4:13 e Deuteronomio 10:4. Ma Esodo 20 non mette i numeri da 1 a 10 accanto alle singole clausole.

Questo dettaglio conta: ebrei e cristiani non hanno sempre individuato nello stesso punto dove finisca un comandamento e inizi il successivo.

Il comandamento sulle immagini

Uno dei passi che colpiscono maggiormente leggendo direttamente Esodo è Esodo 20:4–5, che proibisce di farsi immagini scolpite e di prostrarsi davanti a esse o servirle.

Un cristiano abituato alla formulazione catechetica cattolica può chiedersi: dov'è questo comandamento nell'elenco che ho imparato?

Non è scomparso dalla Bibbia cattolica. Nella numerazione tradizionale cattolica e luterana, il divieto delle immagini viene compreso nel comandamento contro gli altri dèi e l'idolatria. In gran parte della tradizione riformata, invece, i due precetti sono numerati separatamente: il divieto di altri dèi è il primo comandamento e quello delle immagini il secondo.

Per mantenere il totale di dieci, la tradizione cattolica/luterana distingue alla fine i divieti relativi alla concupiscenza in modo diverso dalla tradizione riformata. Due cristiani possono quindi leggere lo stesso passo biblico e usare numerazioni differenti.

Esodo 20 proibisce le immagini cristiane?

La questione diventa più profonda quando si passa dalla numerazione alla pratica. Se Dio proibisce immagini scolpite e il prostrarsi davanti a esse, come interpretare crocifissi, statue di santi e icone davanti alle quali alcuni cristiani pregano, accendono candele o compiono gesti di venerazione?

Cattolicesimo e ortodossia non interpretano Esodo 20 come un divieto assoluto di produrre qualsiasi immagine. Un motivo viene dalla stessa Scrittura: Dio ordina a Mosè di realizzare due cherubini d'oro per l'Arca (Esodo 25:18) e in Numeri 21:8–9 gli ordina di realizzare il serpente di bronzo.

Se Esodo 20 significasse che ogni rappresentazione di un essere creato è intrinsecamente peccaminosa, questi passi porrebbero un problema immediato. Le tradizioni cattolica e ortodossa leggono quindi il divieto principalmente come proibizione dell'idolatria e distinguono l'adorazione dovuta a Dio dalle forme di venerazione rivolte ai santi o alle immagini sacre.

Non tutti i cristiani considerano sufficiente questa distinzione. Molti riformati hanno storicamente interpretato il comandamento in modo più restrittivo e alcune chiese protestanti mantengono pochissime immagini religiose.

La divergenza, dunque, non è semplicemente «una parte accetta Esodo 20 e l'altra lo rifiuta». Entrambe fanno appello alla Scrittura; differiscono su che cosa Esodo 20 proibisca e su come gli altri passi biblici debbano orientarne l'interpretazione.

Il serpente di bronzo: un caso biblico decisivo

Il serpente di bronzo è particolarmente istruttivo. In Numeri 21 viene realizzato per comando di Dio. Secoli dopo, però, il re Ezechia lo distrugge perché gli Israeliti gli bruciavano incenso (2 Re 18:4).

L'oggetto aveva quindi un'origine legittima, ma il suo uso religioso successivo divenne problematico. Questo complica entrambe le posizioni troppo semplici: la Bibbia non insegna che ogni immagine religiosa sia necessariamente un idolo, ma neppure che l'origine sacra di un oggetto garantisca la legittimità di qualsiasi uso successivo.

E poi c'è il sabato

Esodo 20:8 ordina di ricordare il giorno del sabato e santificarlo; Esodo 20:10 precisa che il settimo giorno è il sabato del Signore. Eppure la maggioranza dei cristiani celebra principalmente la domenica, primo giorno della settimana.

La formulazione catechetica cattolica può riassumere il precetto in termini di santificazione delle feste, mentre formulazioni protestanti possono conservare esplicitamente il linguaggio del sabato interpretandone diversamente l'applicazione cristiana. L'osservanza domenicale è collegata alla risurrezione di Cristo, ai riferimenti neotestamentari alle riunioni nel primo giorno della settimana e allo sviluppo storico del culto cristiano.

Anche qui la formulazione familiare del comandamento contiene già un'interpretazione della sua applicazione ai cristiani.

Scrittura e Tradizione: la questione più profonda

A questo punto la questione supera la semplice numerazione del Decalogo: quale autorità determina la dottrina e la pratica cristiana?

Per il cattolicesimo romano, la Scrittura non viene separata dalla Sacra Tradizione e dall'autorità docente della Chiesa. La Scrittura è Parola di Dio, mentre Scrittura e Tradizione sono comprese insieme nella trasmissione della rivelazione, con un ruolo interpretativo del Magistero.

Anche l'ortodossia orientale legge la Scrittura all'interno della Santa Tradizione, pur avendo una concezione dell'autorità ecclesiale diversa da quella cattolica romana.

La Riforma protestante ha posto particolare enfasi sulla suprema autorità normativa della Scrittura, espressa nel principio della sola Scriptura. Questo non significa necessariamente rifiutare ogni tradizione: le chiese protestanti possiedono confessioni, liturgie, storia interpretativa e pratiche ereditate. La questione decisiva riguarda l'autorità finale: nel protestantesimo classico le tradizioni sono subordinate alla Scrittura e devono essere corrette se la contraddicono.

Cattolici e ortodossi, invece, generalmente respingono l'idea che la Scrittura debba funzionare indipendentemente dalla tradizione apostolica ed ecclesiale nella quale è stata trasmessa, riconosciuta, interpretata e proclamata.

Perché un evangelico o un pentecostale può reagire diversamente

La differenza emerge chiaramente nel dialogo tra cristiani formati da una tradizione catechetica e cristiani provenienti da ambienti evangelici o pentecostali fortemente biblici.

Un cattolico può pensare spontaneamente ai Dieci Comandamenti come all'elenco imparato nel catechismo. Un evangelico o pentecostale può invece rispondere: «Leggi Esodo 20».

Non stanno necessariamente parlando di comandamenti diversi. Stanno partendo da quadri metodologici diversi: uno dalla formulazione catechetica tradizionale riportata alla Scrittura, l'altro dal testo biblico completo prima di accettarne una sintesi successiva.

Questo fatto, da solo, non stabilisce quale quadro teologico sia corretto. Spiega però perché due cristiani sinceri possano dire «Dieci Comandamenti» e intendere la discussione in modo diverso.

Un principio utile: tornare sempre al passo completo

Qualunque sia la nostra tradizione, vale la pena leggere Esodo 20:1–17 e il Decalogo parallelo in Deuteronomio 5:6–21, invece di conoscere soltanto una versione abbreviata.

Una sintesi è utile per memorizzare. Non sostituisce la Scrittura.

Conviene distinguere quattro domande: che cosa dice realmente il testo? Come lo interpreta la mia tradizione? Perché lo interpreta così? Come lo interpretano altre tradizioni e quali argomenti biblici presentano?

Confondere queste domande rende più difficile comprendere i disaccordi cristiani; separarle rende possibile una discussione teologica seria.

Il problema non è se i cristiani abbiano tradizioni

Ogni comunità cristiana eredita modi di leggere la Bibbia. Anche una chiesa che insiste sulla «Bibbia soltanto» possiede insegnanti, presupposti, vocabolario, pratiche di culto, interpretazioni preferite e una storia.

La domanda più precisa non è quindi «Scrittura o niente Scrittura?» e neppure semplicemente «Tradizione o niente Tradizione?», ma:

Quale autorità deve avere la tradizione nell'interpretare la Scrittura, e che cosa accade quando un credente ritiene che una tradizione ereditata non corrisponda al testo biblico?

Cattolici, ortodossi, luterani, riformati, evangelici, pentecostali e altre tradizioni non danno esattamente la stessa risposta.

Rileggere Esodo 20

Una risposta costruttiva a queste differenze non deve iniziare dal sospetto verso un'altra confessione, ma dalla Bibbia.

Leggi Esodo 20:1–17, poi Deuteronomio 5:6–21. Nota il divieto dell'idolatria, il tema delle immagini nel culto, il sabato e il linguaggio della concupiscenza. Poi confronta ciò che hai letto con il modo in cui la tua Chiesa insegna il Decalogo.

L'obiettivo iniziale non deve essere dimostrare immediatamente che una tradizione abbia ragione e un'altra torto. Può essere più semplice e più esigente:

sapere quali parole provengono dal testo biblico, quali formulazioni derivano dall'insegnamento cristiano successivo e perché i cristiani interpretano diversamente il rapporto tra le due cose.

Per un credente questa distinzione conta. La tradizione può aiutarci a comprendere la Scrittura, ma la Scrittura non dovrebbe diventare invisibile dietro la familiarità della tradizione.


I riferimenti biblici rimandano alle pagine bibliche del sito. Le descrizioni delle posizioni cattolica, ortodossa, luterana, riformata, evangelica e pentecostale sono sintesi di tradizioni ampie; singole Chiese e denominazioni possono formulare diversamente queste questioni.

Autore:
Ugo Candido
Revisionato da:
The Lord Will Editorial Team, Editorial Review
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